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Archivio fotografico della Camera del Lavoro di Treviso a cura dello SPI Cgil Treviso.

COMUNICATO STAMPA 30_07_2010
Ricerca dell'Ufficio Studi della Cgil di Treviso.
A determinare il calo della spesa procapite in questi dodici anni sono stati, secondo la ricerca, molteplici fattori, tra cui il costante calo dei trasferimento dallo Stato centrale, che ha progressivamente ridotto la capacità di spesa degli enti locali, una progressiva e sensibile diminuzione delle gettito fiscale proprio e di quello derivante dalle addizionali, dalla mancata compensazione del gettito Ici e dalla diminuzione delle entrate per oneri di urbanizzazione. Tutti fattori che hanno inciso profondamente sui bilanci delle amministrazioni comunali, obbligando a forti tagli sulle uscite.
"I dati - ha spiegato Paolino Barbiero - ripuliti dalle differenze tra Comuni legati a particolari specificità socio-demografiche, portano alla conclusione per cui il sistema di welfare nella nostra provincia ha dei forti tratti di ineguaglianza, perché i diritti di cittadinanza non vengono garantiti allo stesso modo da Comune a Comune. E questo per le modalità con cui vengono erogati i servizi: ad esempio l'adozione non uniforme dei criteri Isee per determinare i beneficiari delle prestazioni, i differenti livelli di partecipazione alla spesa scolastica, le esenzioni alla spesa e la compartecipazione adottata con criteri non omogenei, disegnano una cartina geografica del sociale della Marca a macchia di leopardo. Senza dimenticare che una media di spesa procapite sociale pari a 131 euro è indubbiamente molto bassa". "Servono - ha concluso Barbiero- livelli minimi di assistenza e prestazioni nel socio sanitario, che per quanto riguarda la sanità possono essere garantiti dalle Usl, finanziate dai Comuni, mentre per quanto riguarda le prestazioni sociali direttamente erogate dalle amministrazioni comunali, maggiore efficienza, contenimento delle uscite ma anche uguaglianza ed efficacia delle prestazioni di welfare si possono ottenere soltanto accorpando i Comuni più piccoli, se non attraverso la fusione di sicuro accentrando i servizi attraverso veri e propri distretti territoriali, come già sperimentato per alcuni servizi proprio in questa provincia o sul modello di quanto è stato fatto in provincia di Padova. Questa è la ricetta per uscire dal paradosso per cui qualità e investimenti nel welfare dipendono dalla ricchezza del territorio, mentre si penalizzano aree più povere e quindi probabilmente con maggiore richiesta di prestazioni sociali ".Ufficio Stampa
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