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Archivio fotografico della Camera del Lavoro di Treviso a cura dello SPI Cgil Treviso.

COMUNICATO STAMPA 05_11_2009
Diffuso oggi il Rapporto Congiunturale dell'Ufficio Studi. Previsioni preoccupanti per il 2010 e la disoccupazione vola verso quota 7% entro giugno. Barbiero: "Mai così male il sistema economico, i prossimi 12 mesi i più duri per l'occupazione". Più licenziamenti nei primi nove mesi del 2009 che in tutto il 2008, assunzioni bloccate, record di cassa integrazioni e fallimenti, previsioni negative per il 2010 che lasciamo profilare il rischio di una disoccupazione a quota 7%. CROLLO DELLE ASSUNZIONI - A picco, dal 2008 a oggi, le assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato nella Marca. Secondo la ricerca il calo è di oltre il 10%, confermando così il trend già registrato nel 2008. Ma il timore è che le dinamiche negative del quadro economico in atto in provincia possano fare ulteriormente peggiorare il dato entro la fine dell’anno. Il dato maggiormente negativo riguarda l’occupazione femminile, che presenta un saldo di -40%; critica anche la situazione dell’occupazione straniera, i cui flussi entrata-uscita segnano un - 30%. FALLIMENTI – Nei primi nove mesi del 2009 in provincia di Treviso ci sono stati 180 fallimenti. Erano 114 nello stesso periodo del 2008, 66 a settembre del 2007. Il numero più alto si registra nel manifatturiero, con 72, ma l’aumento maggiore si registra nell’edilizia: da 11 nei primi 9 mesi del 2007 ai 48 dello stesso periodo di quest’anno, passando per 33 dichiarati a tutto il settembre 2008. Nella statistiche riferita al periodo gennaio-settembre 2009, dopo manifattura e costruzioni, tra i settori più colpiti dai fallimenti si trovano commercio e riparazioni (24 fallimenti) e i servizi (14). LE PROSPETTIVE – Il Rapporto Congiunturale si chiude proponendo alcune previsioni sullo scenario relativo al prossimo anno. Secondo l’Ufficio Studi della Cgil vi è forte preoccupazione per quanto riguarda il 2010. Vengono evidenziate infatti alcune situazioni di criticità che appaiono rendere ancora più complesso il quadro economico e occupazionale nella provincia. La prima riguarda gli oltre 4 mila lavoratori dell’artigianato in cassa integrazione in deroga, per i quali gli ammortizzatori sociali finiranno con la conclusione dell’anno in corso. Per questi, occupati in circa 1.000 aziende, lo scenario futuro prevede, alla conclusione della cassa in deroga, 3 mesi di sostegno con l’integrazione del sussidio Ebav a quello della disoccupazione ordinaria (ed altri eventuali sei mesi di cig in deroga, qualora il Ministro del Welfare riesca a ottenere dal ministero dell’Economia risorse per i relativi finanziamenti) per un totale di 800 euro mensili, sperando . Data la crisi del settore artigiano e la sua incapacità di riassorbire esuberi occupazionali, per la stragrande maggioranza dei lavoratori attualmente in cassa integrazione in deroga l’Ufficio Studi della Cgil prevede il licenziamento, a meno di una improbabile ripresa robusta che tocchi da subito anche le pmi artigiane che lavorano prevalentemente per il mercato locale. La seconda criticità è relativa ai 6 mila lavoratori delle 50 aziende che hanno in corso una Procedura di cassa integrazione straordinaria, per effetto di ristrutturazioni, riorganizzazioni o procedure concorsuali. Il rapporto li definisce “lavoratori oggettivamente privi di prospettive occupazionali a breve termine” proprio in ragione delle cause che hanno portato alla cassa integrazione straordinaria e quindi quasi inesorabilmente destinati alla perdita del posto di lavoro. Sarebbe questo il flusso principale di nuovi espulsi destinato a spingere la disoccupazione provinciale, tra la fine del 2009 e giugno 2010, al livello record dell’7%. Terza criticità, infine, la conferma della crescita del ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Le procedure sono spalmate su tutti i settori, ma a preoccupare particolarmente è l’edilizia, che rischia, secondo l’Ufficio Studi della Cgil provinciale, di far registrare la peggiore flessione occupazionale e il maggiore tasso di mortalità delle imprese rispetto all’intero tessuto produttivo.L'ANALISI - “Per quanto riguarda l’occupazione - ha detto Paolino Barbiero, segretario generale della Cgil provinciale di Treviso- il 2010 sarà molto più duro del 2009. La previsione è che almeno altri 20 mila lavoratori si ritrovino privi di fonti di reddito certo da qui alla prossima estate, molti senza adeguate coperture sociali. Per questo non basta l’utilizzo che si fa oggi degli ammortizzatori sociali a disposizione, che peraltro stanno mostrando tutti i loro limiti rispetto ad una crisi lunga e strutturale. L’errore che si sta commettendo, infatti, è quello di pensare che gli effetti della recessione dureranno ancora per poco tempo e che quindi bastino cassa integrazione e mobilità per ammortizzare il danno, in attesa della ripresa e e quindi della ripartenza dell’occupazione. In realtà lo sviluppo della crisi travalica i termine temporali dei nostri ammortizzatori sociali: ci aspettano altri 12 mesi molto complicati. Quindi è necessario agire urgentemente non solo per rifinanziare il welfare allungando i tempi delle coperture, ma è si deve lavorare ad un allargamento sostanziale le tutele a quella oramai vastissima platea di lavoratori, anche quelli i precari, che sul welfare non può contare”. “Il punto vero – ha concluso il segretario generale della Cgil provinciale – è che senza politiche anticicliche strutturali si rischia di non avere neppure la forza di cogliere timidi segnali di ripresa, quando e se ci saranno. E per fare questo si deve essere consapevoli che servono anche investimenti pubblici sul territorio. La crisi che il sistema economico e sociale trevigiano si trova ad affrontare non è un passaggio congiunturale e quindi è molto diversa dalle criticità che abbiamo già affrontato e in parte superato negli ultimi dieci anni. Si tratta di una recessione che va aggredita con coraggio e misure strutturali, non con lo scudo fiscale, gli accordi separati e le tante, troppe promesse di non lasciare nessuno solo ad affrontare le conseguenze della recessione”.Ufficio Stampa
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