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Archivio fotografico della Camera del Lavoro di Treviso a cura dello SPI Cgil Treviso.

COMUNICATO STAMPA 16_12_2009
Ricerca della Cgil: cassa integrazione e licenziamenti abbattono la ricchezza provinciale. I numeri sono il risultato combinato della flessione del potere d’acquisto potenziale dovuto ai i record negativi relativi al monte ore di cigo, cigs, cassa integrazione in deroga , mobilità e licenziamenti, segnali di una crisi che, sul versante dell’occupazione, non solo non accenna a frenare ma che anzi, secondo la rilevazione della Cgil, rischia di inasprirsi nel 2010. A pagarne le conseguenze sono il monte salari, ridotto dalla cassa integrazione o cancellato in caso di licenziamento, e la forte contrazione del valore delle tredicesime, erose dal numero più basse di giornate lavorate. CASSA INTEGRAZIONE – Il 2009, secondo la proiezione dell’Ufficio Studi, si chiuderà nella Marca con un totale di 15 milioni di ore, che interessano oltre 400 aziende di cui un terzo in cassa integrazione straordinaria. Si tratta, con Vicenza, del livello più alto rispetto ad un totale regionale pari a 71 milioni, segnale che a soffrire è soprattutto il settore manifatturiero.Per quanto riguarda la Cassa integrazione ordinaria, il balzo, rispetto al 2008, porta il monte ore in provincia da 1.083.972 alle 6.930.217 rilevate a fine ottobre, mentre a livello regionale si passa dai 4.559.595 dell’anno passato ai 34.100.436 attuali. Balzo anche della cassa integrazione in Edilizia, i cui dati sono scorporati dalla cassa ordinaria nell’industria: a Treviso il salto in alto porta le ore dalle 368.534 del 2008 alle 879.097 di oggi, mentre a livello regionale l’asticella si alza da 2.329.292 a 4.884.118 ore. LA DINAMICA DEI LICENZIAMENTI – Il trend avviato nel 2008, che ha fatto segnare un forte arretramento delle soglie occupazionali rispetto al 2007, si è non solo confermato ma anzi molto rafforzato negli ultimi 12 mesi. Le performance peggiori sono quelle delle imprese medio piccole, quindi riguardanti persone sprovviste di adeguati ammortizzatori sociali, con indennità che vengono erogate in tempi molto lunghi rispetto ai bisogni immediati di compensazione del reddito perduto. “Questi – ha commentato Paolino Barbiero, segretario generale della Cgil provinciale trevigiana – sono i numeri che stanno dentro a quel 7 per cento di Pil in meno che registreremo alla fine di quest’anno. Il nodo, ora, è come occuparsi del rimanente 93%, perché la sensazione diffusa è che gran parte dei lavoratori che oggi sono interessati alla cassa integrazione siano destinati, se non vi sarà una sostanziale inversione di tendenza, a perdere il lavoro nel corso del 2010. L’impatto, in termini economici, è rilevante: i dodici milioni in meno di retribuzioni e tredicesime di quest’anno sono dodici milioni in meno di potere d’acquisto, con il risultato di una fortissima frenata del mercato interno in questa fase particolare dell’anno, in cui fisiologicamente si registrava invece una crescita della massa monetaria impiegata ad esempio per acquisti. Con almeno altri 12.400 lavoratori con “la maniglia in mano” – cioè in forte pericolo di licenziamento – si rischia di portare la diminuzione della ricchezza oltre la soglia di – 30 milioni entro la prossima estate, con fortissimi contraccolpi non solo sul fronte dei consumi e della stabilità economica delle famiglie, ma anche sul gettito fiscale, stimabile solo per quanto riguarda le imposte dirette, a circa 7 milioni in meno di entrate”. “Continuiamo a sostenere – ha concluso il segretario generale della Camera del Lavoro di Treviso – l’urgenza di una manovra anticiclica di aiuto all’economia e ai redditi di cui nella finanziaria del Governo non c’è però traccia. Il sistema produttivo trevigiano rischia di arrivare stremato ai primi mesi del prossimo anno. In queste condizioni, con oltre la metà delle imprese prive dei fondamentali necessari per ripartire, a cominciare dalla situazione dell’indebitamento, gli ammortizzatori sociali, per quanto prorogati, potrebbe trasformarsi solo in un lungo traghettamento verso la disoccupazione. Stimolo alle imprese e ripartenza dei lavori pubblici, con un allentamento sostanziale dei vincoli di bilancio per gli enti pubblici virtuosi la cui spesa risulta ad oggi completamente bloccata, sono alcune delle priorità per un sistema economico e sociale territoriale che potrebbe bruciare, in tre anni di recessione, la ricchezza prodotta in quasi 20 anni di crescita continua”. Ufficio Stampa
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